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Comunità Cenacolo di Medjugorje: il giorno in cui Giulia ha ritrovato sua madre

Di: Riccardo

Aggiornato: 22 Agosto 2025
4 minuti

“Ho abbracciato mia madre dopo anni di silenzi.”
Giulia non lo urla. Lo affida piano, come si appoggia un bicchiere su un tavolo dopo aver tremato a lungo. E quel tremore ha trovato pace in un luogo preciso: la Comunità Cenacolo di Medjugorje.

Il pullman scivola tra colline dal verde severo. Il cielo è asciutto, pulito. Nel corridoio, zaini e rosari, mormorii bassi, lo sguardo della guida Mara che invita a respirare: “Oggi ascoltiamo. Non solo con le orecchie.” Giulia annuisce. Non sa che quel giorno una porta che credeva inchiodata si aprirà senza rumore.

La visita alla Comunità Cenacolo di Medjugorje: quando il racconto diventa strada

Il cortile profuma di legno e di pane. I ragazzi ci vengono incontro con la discrezione di chi ha imparato a non pretendere. Nella sala delle testimonianze la luce entra obliqua. Una croce, poche sedie, nessuna scenografia.
Parla il primo: notti sbagliate, scelte sbagliate, ma una parola nuova che non avevi preventivato—responsabilità. Parla il secondo: “Ho scritto ai miei genitori dopo anni. Qui ho capito che il primo passo ero io.”
A ogni frase, Giulia sente qualcosa cedere. Non è commozione facile: è riconoscimento. “Sembrava parlasse a me,” dirà più tardi, mentre si asciuga gli occhi che non voleva bagnare.

Un ragazzo mostra mani segnate dal lavoro. Sorride quando nomina la parola perdono. Non come un premio, ma come un cammino che si fa con scarpe buone e tempo. Le frasi non sono perfette; per questo sono vere.

Preghiera, lavoro, condivisione: il ritmo che ricuce

Alla Comunità Cenacolo il giorno ha un battito semplice: preghiera, lavoro, condivisione.
La preghiera non arriva come fulmine: scende piano. “All’inizio il Rosario lo dicevo a memoria,” confessa uno. “Poi ho capito che dentro quelle parole Qualcuno mi teneva.”
Il lavoro riporta i pensieri sulla terra: una panca da levigare, un campo da innaffiare, una porta da riparare. Le mani fanno ciò che il cuore non osa ancora dire.
La condivisione è il luogo in cui cadono le maschere: “Ho paura.” “Mi vergogno.” “Non so da dove iniziare.” E proprio lì, senza sconti, comincia l’inizio.

Giulia ascolta, trattiene il respiro, poi lo lascia andare. Un’immagine la inchioda: il passaggio dal prendere al dare. “Io cosa sto dando?”, pensa. E sente che quella domanda non può più rimandarla.

La crepa che lascia passare luce

C’è un’ultima testimonianza, tremante ma luminosa: “Sono tornato a casa con un biglietto: Non so da dove iniziare, ma voglio riprovarci.
La frase passa tra le sedie e si ferma sul petto di Giulia come un sasso caldo. Il suo muro—anni di silenzi con sua madre, parole congelate—fa una crepa. Non crolla con fragore. Basta una fessura perché la luce trovi strada.

“Non ho visto segni eclatanti. Ho visto che ricominciare è possibile.” — Giulia

Quando usciamo, il sole di Medjugorje è alto e sobrio. Mara, la guida, raccoglie il gruppo: “Non portate a casa un’emozione: portate un gesto.”
Giulia sorride. Ha già deciso quale.

Il ritorno a Novara: la telefonata che sposta i confini

La sera, cucina silenziosa, tazza di camomilla che fuma, telefono tra le dita. Giulia cerca il numero di sua madre. Le dita esitano, poi corrono. Uno squillo, due, tre. “Mamma?”
La voce dall’altra parte è prudente come chi ha imparato a proteggersi. “Sì?”
“Non voglio litigare. Vorrei… ricominciare.”
Pausa. Un respiro. “Va bene.”

Non è magia. È un sentiero: caffè brevi in un bar rumoroso, parole misurate, qualche vecchia puntura che brucia. Ogni incontro toglie un mattone al muro. Non con spettacolo, con fedeltà. Finché una sera, a tavola, ridono per una sciocchezza. Un riso normale, che per loro è un piccolo miracolo.

“La Comunità Cenacolo di Medjugorje mi ha insegnato che il perdono è lavoro, non slogan.” — Giulia

Le lezioni che restano (anche quando l’emozione passa)

Quello che Giulia porta a casa dalla Comunità Cenacolo a Medjugorje non è un souvenir: sono quattro lezioni che sanno di quotidiano.

  1. Inizia piccolo. Una telefonata vale più di mille buoni propositi.

  2. Dì le cose con il loro nome. La condivisione funziona perché non trucca le parole.

  3. Fai con le mani ciò che il cuore non riesce ancora a dire. Il lavoro aggiusta anche dentro.

  4. Sii costante. Il cambiamento non si annuncia: si pratica.

Da quel viaggio, Giulia ha inventato un rito: il giovedì sera cena con sua madre. A volte parlano di molto, a volte di niente. È il ritmo che guarisce, non la retorica.

Perché includere la Comunità Cenacolo nel pellegrinaggio a Medjugorje

Molti pensano che la visita al Cenacolo sia un “extra”. Per Giulia è stata la chiave d’accesso al cuore di Medjugorje: speranza, responsabilità, pace operosa.
Qui non collezioni immagini; decidi chi vuoi essere adesso. Ascolti storie vere che non cercano applausi. Capisci che la fede non è evasione: è coraggio di guardare in faccia la tua storia e ricominciare dal punto esatto in cui hai smesso di provarci.

Per questo, nei nostri itinerari, la Comunità Cenacolo di Medjugorje è spesso tappa centrale: preparata con discrezione, vissuta nel silenzio giusto, accompagnata da chi conosce quel terreno. Non si riempiono ore: si custodiscono incontri.

Domande che riceviamo spesso

Si può visitare la Comunità Cenacolo durante il pellegrinaggio?
Sì. Quando possibile, integriamo la visita nel programma, rispettando tempi e disponibilità della Comunità.

Che cosa si vive concretamente?
Ascolto di testimonianze, un passaggio nei luoghi di lavoro, momenti di preghiera semplice. Nulla di teatrale, molto di essenziale.

Serve preparazione?
Aiuta arrivare con cuore aperto. Le nostre guide offrono un’introduzione per entrare con rispetto e senza aspettative “spettacolari”.

Quanto dura?
Dipende dai giorni e dalla stagione. Preferiamo meno fretta e più ascolto.

Se senti che è il tuo momento

Non tutti i viaggi cambiano la vita. Alcuni, però, la raddrizzano di un grado: sembra poco, ma dopo cento chilometri ti ritrovi in un posto diverso. Per Giulia quel grado è nato nella Comunità Cenacolo di Medjugorje.
Forse anche per te è tempo di spostare l’ago, poco ma bene.

Con Bianco Viaggi puoi vivere Medjugorje con una visita al Cenacolo preparata con cura: contesto, discrezione, tempi veri. Non uno spettacolo, un incontro.

Richiedi informazioni per programmi, date e partenze più vicine. Il primo passo è semplice come un clic. E a volte basta per cambiare direzione.

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