Santa Caterina Labouré: la veggente nascosta di Rue du Bac

Di: Riccardo

Aggiornato: 20 Aprile 2026
7 minuti
Corpo incorrotto di santa Caterina Labouré nella cappella di Rue du Bac a Parigi
Indice

Parigi, 31 dicembre 1876.

In una casa delle Figlie della Carità a Reuilly, alla periferia est della città, una vecchia suora muore in silenzio.

Ha settant'anni.

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Nessuno, tranne il suo confessore, sa chi sia davvero.

Le consorelle la ricordano come la suora del pollaio.

Quella degli anziani dell'ospizio.

Quella che non parlava molto.

Che non si lamentava mai.

Che faceva il suo lavoro e basta.

Si chiama Caterina Labouré.

Quarantasei anni prima, al 140 di Rue du Bac, ha visto la Madonna.

Per quarantasei anni lo ha saputo solo lei.

E il suo confessore.

Nessun altro.

Oggi la Chiesa la venera come santa.

Il suo corpo, ritrovato incorrotto, riposa nella cappella di Rue du Bac.

Ma per capire davvero chi era Caterina, bisogna tornare all'inizio.

A una cucina di campagna, in Borgogna.

A una bambina di nove anni che ha appena perso la madre.

L'infanzia di Caterina Labouré: la bambina della Borgogna che pregava la Madonna

Caterina nasce il 2 maggio 1806 a Fain-lès-Moutiers, un piccolo paese della Côte-d'Or.

Il padre si chiama Pierre Labouré.

Agricoltore, proprietario terriero, uomo colto e severo.

La madre, Madeleine Gontard, ha avuto dieci figli.

Caterina è la nona.

Al battesimo le mettono il nome di Zoe.

Caterina sarà il nome da religiosa, anni dopo.

Ma noi la chiameremo subito così, perché è il nome con cui la conosce il mondo.

La sua infanzia è normale. Campi, animali, messa la domenica, lavoro.

Poi, a nove anni, la madre muore.

È un colpo.

La tradizione racconta che, il giorno del funerale, Caterina sale su una sedia, prende una statuetta della Madonna dalla mensola, la stringe al petto e dice:

"Ora sarai tu la mia mamma."

Ha nove anni.

Non sa che quella frase sarà profezia.

Che Maria le risponderà davvero, ventuno anni dopo, in una cappella di Parigi.

Dalla campagna al convento: la chiamata di Caterina Labouré

Dopo la morte della madre, Caterina diventa la donna di casa.

Ha dieci anni.

Cucina per il padre e per i fratelli rimasti.

Si occupa del pollaio, delle mucche, dell'orto.

Non va più a scuola.

Non imparerà mai a leggere e scrivere bene.

Passano gli anni.

Una notte, a ventidue anni, fa un sogno.

Vede un sacerdote anziano che la chiama.

È un volto sconosciuto.

Lei si sveglia inquieta.

Poco dopo, in visita a un ospizio delle Figlie della Carità, vede un ritratto sulla parete.

È il volto del sogno.

Chiede chi sia.

Le rispondono: san Vincenzo de' Paoli.

Il fondatore delle Figlie della Carità.

Caterina capisce.

Decide di farsi suora.

Il padre si oppone.

Per mesi la tiene lontana dal convento.

Ma Caterina è tenace.

Nel gennaio del 1830, a ventitré anni, entra come postulante nella casa delle Figlie della Carità di Châtillon-sur-Seine.

Tre mesi dopo viene mandata a Parigi.

Al noviziato di Rue du Bac.

È il 21 aprile 1830.

Tre mesi dopo, la Madonna le apparirà per la prima volta.

I segni prima dell'apparizione: il cuore di san Vincenzo e la visione di Cristo

Caterina è novizia da pochi giorni e già comincia a vedere cose che gli altri non vedono.

Durante la traslazione delle reliquie di san Vincenzo de' Paoli, a Parigi, vede il cuore del santo apparirle in tre modi diversi.

Bianco, rosso, nero.

Bianco per la pace.

Rosso per i tempi difficili.

Nero per le calamità.

Lei non capisce.

Nei mesi successivi vede Cristo presente nell'Eucaristia durante ogni messa.

Poi, il 6 giugno 1830, lo vede come Re.

Il 30 luglio Carlo X abdicherà. La monarchia cadrà.

Caterina lo aveva visto venti giorni prima.

Ma non lo dice a nessuno.

Tranne al suo confessore, padre Jean-Marie Aladel.

Lui non le crede.

Pensa che sia una novizia fantasiosa.

La tratta con freddezza.

Le dice di pregare di più e di parlare di meno.

Caterina obbedisce.

Tace.

Aspetta.

Poi arriva la notte del 18 luglio.

L'incontro con la Madonna: le tre apparizioni di Rue du Bac

Quella notte, Caterina parla con Maria per due ore.

Le mani appoggiate sulle ginocchia della Madonna.

Il 27 novembre Maria torna e chiede di coniare una medaglia.

In dicembre, un'ultima volta, Maria le appare e la saluta.

Caterina non la vedrà più.

Racconto completo delle tre apparizioni, se vuoi: la notte in cui Maria scelse Parigi.

Ma quello che accade dopo l'apparizione è, in un certo senso, più straordinario dell'apparizione stessa.

Perché Caterina ha ventiquattro anni.

Ha appena visto la Madonna.

Ha ricevuto una missione che cambierà il mondo.

E decide di non dire niente a nessuno.

Per quarantasei anni.

Il segreto di una vita: perché Caterina Labouré non disse mai di essere la veggente

Gli studiosi si sono interrogati a lungo su questo silenzio.

Ed è una delle cose più affascinanti di tutta la storia di Rue du Bac.

Perché tacere?

Perché non raccontare?

Perché non diventare famosa, celebrata, cercata?

La risposta, in fondo, è semplice.

La Madonna glielo aveva chiesto.

Parlare solo con il confessore.

Nessun altro.

E Caterina, fino alla fine, obbedisce alla lettera.

Ma c'è anche qualcosa di più profondo.

Caterina non cerca riconoscimento.

Non cerca nulla per sé.

Vuole solo che la medaglia venga coniata.

Che le grazie arrivino.

Che Maria sia ascoltata.

Il resto — chi ha visto cosa, chi ha parlato con chi — è dettaglio.

Rumore.

Dopo l'apparizione, Caterina viene trasferita dal noviziato di Rue du Bac a una casa più piccola e discreta.

La casa di Reuilly, alla periferia est di Parigi.

È un ospizio per anziani e un orfanotrofio.

Lì passerà quarantasei anni della sua vita.

Senza mai tornare a Rue du Bac.

Senza mai raccontare.

Senza mai cercare di spiegare.

Quarantasei anni a Reuilly: la vita nascosta della veggente silenziosa

A Reuilly, Caterina fa il lavoro più umile della casa.

Si occupa del pollaio.

Cura la mucca e il cavallo.

Assiste gli anziani dell'ospizio.

Li lava.

Li nutre.

Li ascolta.

Pulisce.

Cucina.

Prega.

Passano gli anni.

La Medaglia Miracolosa si diffonde in tutto il mondo.

Dieci milioni, cento milioni, un miliardo di medaglie.

In Europa, in America, in Asia.

Racconti di guarigioni.

Di conversioni.

Di grazie.

Il nome "Medaglia Miracolosa" diventa noto a ogni cattolico.

E Caterina, la donna che ha ricevuto tutto questo, resta a Reuilly.

Nessuno la guarda.

Nessuno le chiede.

Nessuno sospetta.

A volte, raccontano le consorelle, parlava della medaglia.

Diceva cose precise, come se la conoscesse da dentro.

Ma se qualcuna le chiedeva: "Come fai a sapere queste cose?", Caterina rispondeva:

"Me lo hanno detto."

Fine del discorso.

Nessuno insisteva.

Negli ultimi mesi di vita, nel 1876, si ammala gravemente.

Sente che sta per morire.

E solo allora, finalmente, rompe il silenzio.

Parla con la sua superiora, madre Dufès.

Le dice tutto.

La notte del 18 luglio.

La poltrona di san Vincenzo.

Il globo.

La medaglia.

La Madonna.

Madre Dufès la ascolta, sbalordita.

Quarantasei anni in quella casa, e non aveva mai sospettato niente.

La morte di Caterina Labouré e il miracolo del corpo incorrotto

Caterina muore il 31 dicembre 1876, verso le sette di sera.

Ha settant'anni.

Viene sepolta nella cripta della cappella di Reuilly.

In una tomba semplice, come voleva lei.

Passano gli anni.

La sua fama cresce. La Chiesa apre il processo di beatificazione.

Nel 1933, cinquantasette anni dopo la morte, il suo corpo viene riesumato.

Protocollo standard dei processi di canonizzazione.

Aprono la tomba.

Aprono la bara.

E trovano il corpo intatto.

Non decomposto.

Non ridotto a ossa.

Intatto.

Il volto sereno.

Le mani, gli occhi, la pelle.

Gli occhi, in particolare, colpiscono i medici: ancora azzurri, come in vita.

Non è una conservazione artificiale.

Non era stata imbalsamata.

La Chiesa la chiama incorruttibilità.

Un segno raro, concesso ad alcuni santi.

Caterina viene beatificata nel 1933 da Pio XI.

Canonizzata nel 1947 da Pio XII.

Oggi è santa Caterina Labouré, vergine e religiosa delle Figlie della Carità.

Il suo corpo viene trasferito da Reuilly a Rue du Bac.

Nel luogo dove aveva visto la Madonna.

Lo puoi vedere ancora oggi.

Dove si trova oggi il corpo di santa Caterina Labouré

Nella cappella della Medaglia Miracolosa, al 140 di Rue du Bac.

Sul lato destro dell'altare delle apparizioni, sotto la grande statua della Madonna con il globo.

In una teca di cristallo.

Vestita con l'abito delle Figlie della Carità.

Il volto coperto da una maschera di cera, applicata nel 1933 per proteggere la pelle dall'aria.

Ma il corpo sotto è il suo.

Le mani sono visibili.

Sono piccole, bianche, composte.

Ogni giorno migliaia di pellegrini passano davanti a quella teca.

Molti si fermano.

Alcuni piangono.

Pregano.

Caterina è lì dal 1947.

A pochi metri dal luogo dove, quella notte di luglio, una donna vestita di seta si è seduta su una poltrona.

E le ha parlato per due ore.

Cosa insegna oggi la vita di santa Caterina Labouré

La vita di Caterina è un paradosso.

La Madonna le affida la medaglia più diffusa al mondo.

E lei passa la vita a pulire il pollaio.

Avrebbe potuto essere famosa.

Scrivere libri.

Dare conferenze.

Ha scelto il silenzio.

Ha scelto di essere invisibile.

Ha scelto di servire gli anziani, uno per uno, per quasi cinquant'anni.

In un tempo come il nostro, in cui tutti vogliono essere visti, Caterina insegna un'altra strada.

La grazia passa spesso da chi non fa rumore.

Dai nascosti.

Dai silenziosi.

Da chi obbedisce senza cercare applauso.

Forse è per questo che la Madonna ha scelto lei.

Non una suora istruita.

Non una mistica famosa.

Una ragazza di campagna che non sapeva quasi leggere.

Che perse la madre a nove anni.

Che prese in braccio una statuetta e disse: "ora sarai tu la mia mamma."

Maria l'ha presa in parola.

Pregare accanto a santa Caterina Labouré oggi, a Rue du Bac

Chi arriva oggi a Rue du Bac, trova Caterina.

Nel silenzio della cappella, tra i pellegrini inginocchiati, tra le candele accese.

Il suo corpo è lì.

Puoi fermarti accanto alla teca.

Puoi restare in piedi, senza dire niente.

O puoi pregare.

Affidare qualcuno.

Chiedere qualcosa.

Caterina ha ascoltato anziani per quarantasei anni.

Sa ascoltare.

Molti dei nostri pellegrini, a Rue du Bac, hanno questo momento preciso.

Si fermano accanto a lei.

Restano in silenzio.

Poi ricevono la medaglia.

Molti, per la prima volta.

E la portano a casa.

Come Caterina ha portato in cuore la sua storia per tutta la vita.

Senza dirla a nessuno.

Ma custodendola, ogni giorno, con fedeltà.

Se senti che è tempo di varcare quel portone, puoi scoprire i nostri pellegrinaggi a Parigi.

Oppure semplicemente venire.

E restare in silenzio.

Come lei.

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