Madonna di Pompei: la promessa fatta a un sacerdote satanista

Di: Riccardo

Aggiornato: 20 Aprile 2026
8 minuti
Indice

La storia di Bartolo Longo e del Santuario di Pompei, una delle tappe più intense del pellegrinaggio mariano in Italia.

Pompei, 8 maggio 1876.

In una valle abbandonata, ai piedi del Vesuvio, un avvocato arriva con un carro.

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Non è un pellegrino.

È un uomo che cerca di salvare se stesso.

Si chiama Bartolo Longo.

Fino a pochi anni prima era stato un sacerdote satanista.

Aveva pronunciato voti blasfemi in cerimonie occulte.

Aveva odiato la Chiesa cattolica con tutto se stesso.

Poi, un giorno qualunque, la sua vita era crollata.

Crisi di nervi, angoscia, pensieri di suicidio.

Un amico domenicano lo aveva preso per mano.

Lo aveva fatto confessare.

Lo aveva fatto tornare alla messa.

Ma la ferita restava.

Bartolo sentiva ogni giorno una voce dentro che gli diceva: "Sei dannato. Hai tradito Dio. Non c'è salvezza per te."

Ed è in quella disperazione che, nella valle di Pompei, ricevette una promessa.

Una voce — non più quella nera, ma un'altra — gli disse:

"Chi propaga il Rosario è salvo."

Bartolo si inginocchiò in mezzo a un campo.

Giurò alla Madonna che, da quel giorno, avrebbe dedicato la vita a diffondere il Rosario proprio lì.

In quella terra dimenticata.

Non sapeva che sarebbe diventato il santuario mariano più visitato del Sud Italia.

Non sapeva che la Supplica che avrebbe scritto, anni dopo, sarebbe stata recitata da milioni di persone nel mondo, due volte all'anno.

Non sapeva che quel campo sarebbe diventato Pompei.

Questa è la sua storia.

E la storia della Madonna che, da lì, ha cominciato ad ascoltare l'impossibile.

Dove si trova il Santuario di Pompei e come ci si arriva

Il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei si trova in piazza Bartolo Longo, nel cuore della città nuova di Pompei.

A venticinque chilometri da Napoli.

Proprio accanto agli scavi archeologici, che sono i più famosi al mondo.

Due Pompei convivono, a pochi metri di distanza.

Quella antica, sepolta dal Vesuvio nel 79 d.C.

E quella nuova, nata intorno al santuario nel XIX secolo.

Una città del silenzio e una città della preghiera.

In treno, da Napoli, la Circumvesuviana porta alla stazione "Pompei Santuario" in circa quaranta minuti.

In auto, dall'autostrada A3, uscita "Pompei".

Il santuario è aperto ogni giorno.

Dall'alba fino al tramonto.

Senza biglietto.

Senza prenotazione.

Come deve essere ogni casa di Dio.

Chi era Bartolo Longo prima di diventare il fondatore del Santuario di Pompei

Bartolo Longo nacque a Latiano, in Puglia, nel 1841.

Famiglia cattolica, agiata, colta.

Studiò legge all'Università di Napoli.

Erano anni turbolenti.

L'Italia si stava unificando.

Napoli era attraversata da movimenti anticlericali, idee massoniche, nuove spiritualità.

Bartolo, giovane e curioso, si lasciò affascinare.

Entrò in un gruppo spiritista.

Cominciò a partecipare a sedute con medium, contatti con i morti, cerimonie occulte.

Ne fu progressivamente assorbito.

Fino a quando, nel 1865, si fece consacrare "sacerdote satanista" in una cerimonia blasfema.

Rinnegò pubblicamente il Dio dei cattolici.

Promise di combatterlo per tutta la vita.

Ma proprio da quel momento cominciò la sua discesa.

Ansia costante.

Insonnia.

Tentazioni di suicidio.

Una voce interna che lo tormentava giorno e notte.

Finché, nel 1871, un suo vecchio amico — il professor Vincenzo Pepe — lo trascinò quasi a forza in un convento domenicano di Napoli.

Lì incontrò padre Alberto Radente.

Un domenicano semplice, diretto, paziente.

Bartolo si confessò.

Si confessò per ore.

Pianse.

Ritornò alla messa.

Ma il vero cambiamento doveva ancora arrivare.

E sarebbe arrivato cinque anni dopo, in un campo abbandonato vicino Pompei.

La promessa di Pompei: "Chi propaga il Rosario è salvo"

Nel 1872 Bartolo si trasferì a Pompei per aiutare una contessa vedova, Marianna De Fusco, a gestire le sue terre.

Pompei, all'epoca, non era la cittadina turistica di oggi.

Era una piana malarica, povera, piena di contadini analfabeti.

La chiesa più vicina era una cappella rurale malandata.

Gli abitanti non sapevano nemmeno più il Padre Nostro.

Bartolo andava avanti con le sue giornate, ma dentro continuava a sentire il peso del suo passato.

"Sono dannato", si diceva.

"Ho rinnegato Dio. Non c'è più salvezza."

Un giorno, mentre camminava tra i campi, sentì con forza una voce interiore.

Una voce che lo scuoteva da dentro:

"Se vuoi salvarti, propaga il Rosario. È promessa di Maria. Chi propaga il Rosario è salvo."

Bartolo si fermò.

Si inginocchiò in mezzo al campo, da solo.

Disse:

"Se è vero, o Signora, che tu hai promesso a san Domenico che chi propaga il tuo Rosario sarà salvo, io mi salverò. Perché non lascerò questa terra senza aver propagato il tuo Rosario."

Era l'ottobre del 1872.

Aveva trentuno anni.

Da quel momento, la sua vita prese una direzione irreversibile.

Il quadro malconcio: come arrivò a Pompei l'immagine della Madonna del Rosario

Bartolo cominciò a organizzare piccole adunanze del Rosario con i contadini.

Ma c'era un problema.

La cappella rurale non aveva nemmeno un'immagine della Madonna.

Bartolo chiese a padre Radente, il suo confessore, se potesse mandargli qualcosa.

Padre Radente gli mandò un vecchio quadro della Madonna del Rosario, del XVII secolo.

Era in pessimo stato.

La tela era bucata.

I colori sbiaditi.

Il volto della Madonna era sformato, quello del Bambino goffo.

San Domenico e santa Caterina, ai lati, erano appena riconoscibili.

Bartolo, vedendolo, ebbe un moto di ripulsa.

"Questo non lo posso mettere in chiesa", pensò.

Lo caricò su un carro da letame — l'unico trasporto disponibile — e lo portò a Pompei il 13 novembre 1875.

Lo fece sistemare in un angolo.

Poi lo fece restaurare, anni dopo, per renderlo almeno guardabile.

Eppure, proprio davanti a quel quadro dimesso, cominciarono ad accadere cose.

Prima una guarigione.

Poi un'altra.

Poi decine.

Poi centinaia.

La gente cominciò a chiamarla "la Madonna di Pompei".

E non si fermò più.

La Supplica alla Madonna di Pompei: il testo scritto da Bartolo Longo

Passarono gli anni.

Il santuario crebbe, pietra su pietra, con le offerte dei poveri e dei devoti.

Nel 1883, in un momento di grande angoscia per l'Europa — colera, disordini sociali, crisi politiche — Bartolo Longo scrisse un testo lungo, intenso, quasi un grido.

Lo chiamò Supplica alla Regina del Santissimo Rosario.

Non è una preghiera breve.

Non è una giaculatoria.

È una vera e propria intercessione, in cui il popolo cristiano si rivolge a Maria chiamandola "Madre", "Signora", "Regina", e le affida ogni necessità: malati, peccatori, agonizzanti, giovani, famiglie, interi paesi.

Bartolo chiese a papa Leone XIII di approvarla.

Il papa la approvò e stabilì che venisse recitata due volte all'anno, nello stesso giorno, alla stessa ora, in tutto il mondo cattolico:

l'8 maggio — anniversario della posa della prima pietra del santuario

la prima domenica di ottobre — festa della Madonna del Rosario

Sempre a mezzogiorno.

Da allora, ogni 8 maggio e ogni prima domenica di ottobre, a mezzogiorno, milioni di persone in Italia e nel mondo si fermano ovunque si trovino.

In casa, in macchina, al lavoro, in chiesa.

E recitano la stessa Supplica.

Dalle prime parole:

"O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi…"

Fino alle ultime:

"Evviva Maria! Maria evviva!"

Una Supplica che si ripete, uguale, da oltre centoquaranta anni.

E che raccoglie, ogni volta, il peso di milioni di vite.

Quando si recita la Supplica alla Madonna di Pompei

La Supplica si recita ufficialmente due volte all'anno.

8 maggio, a mezzogiorno.

Prima domenica di ottobre, a mezzogiorno.

Ma molti fedeli la recitano anche ogni giorno, o la riservano per momenti particolari di bisogno.

Un figlio malato.

Un esame importante.

Una crisi familiare.

Una scelta difficile.

Non ci sono regole rigide.

La Supplica si può recitare:

Da soli, a voce alta o sussurrata.

In famiglia, una persona che legge e gli altri che rispondono.

In chiesa, in comunità.

Al santuario di Pompei, la Supplica viene sempre recitata davanti al quadro della Madonna, alle 12 in punto.

Migliaia di pellegrini, nei giorni dell'8 maggio e della prima domenica di ottobre, riempiono la basilica per recitarla insieme.

È uno dei momenti più intensi della devozione mariana italiana.

Molti dicono che recitare la Supplica davanti al quadro originale, nel santuario dove è nata, sia un'esperienza diversa.

Non perché la preghiera cambi.

Ma perché il cuore, in quel luogo, si apre in un altro modo.

La Novena dell'Impossibile: un'altra preghiera alla Madonna di Pompei

Oltre alla Supplica, c'è un'altra preghiera che Bartolo Longo lasciò alla Chiesa.

Si chiama Novena dell'Impossibile.

Si recita per nove giorni consecutivi quando si è di fronte a una situazione che sembra senza via d'uscita.

Una malattia grave.

Un dolore familiare profondo.

Una decisione che non si riesce a prendere.

Una persona amata che si è persa.

Bartolo la scrisse proprio per quei casi.

"Per ottenere grazie impossibili", spiegò.

Non per bisogni ordinari.

Ma per ciò che, umanamente, sembra già perduto.

La Novena si articola in tre cicli di tre giorni.

Ogni giorno si prega Maria con fiducia radicale, chiedendo la grazia come se fosse già concessa.

Migliaia di racconti, in oltre un secolo, testimoniano grazie straordinarie ottenute tramite questa Novena.

Non è magia.

Non è un rituale meccanico.

È la preghiera di chi, davanti a un muro, decide di rivolgersi a Maria come un figlio alla madre.

Pompei è stata, per questo, chiamata in molti modi.

"Il santuario delle grazie."

"La cattedrale dell'impossibile."

"La casa della Madre."

Il Santuario di Pompei oggi: cosa vedere durante la visita

Entrare nel Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei è entrare in una basilica grande e luminosa, costruita a tappe tra il 1876 e il 1939.

Non è antica come le grandi basiliche romane.

Ma ha una grazia particolare.

L'interno è a tre navate, con cupola centrale.

Marmi, ori, stucchi.

Ma senza ostentazione.

Al centro dell'altare maggiore, il quadro della Madonna del Rosario.

Lo stesso che arrivò su un carro da letame nel 1875.

Oggi incorniciato da un trono di marmi preziosi, ornato da corone d'oro offerte da papi, re, pellegrini.

Ma il volto è sempre lo stesso.

Quello che Bartolo Longo considerò, in un primo momento, "troppo malconcio per una chiesa".

Una lezione silenziosa di umiltà.

A fianco dell'altare, la tomba di Bartolo Longo, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1980.

Il sacerdote satanista diventato beato.

Il disperato diventato apostolo.

Molti pellegrini si fermano davanti alla sua tomba più che davanti a ogni altro punto della basilica.

Perché la sua storia, in fondo, è la storia di ogni conversione.

Un uomo che stava per perdersi e che fu salvato.

Non da una forza sua.

Da una Madre che lo attendeva in un campo abbandonato.

Perché andare in pellegrinaggio al Santuario di Pompei

Pompei non è una meta turistica accessoria.

Non è "il santuario accanto agli scavi".

È uno dei luoghi di grazia più potenti d'Italia.

Ci si va per tante ragioni.

C'è chi va per recitare la Supplica davanti al quadro.

C'è chi va per iniziare la Novena dell'Impossibile lì dov'è nata.

C'è chi va per affidare un malato, un figlio, un dolore troppo grande.

C'è chi va solo per stare in silenzio davanti a quella Madonna dipinta da una mano poco esperta, e capire perché così tanta gente, da tanti anni, continua ad arrivare lì.

Molti pellegrini, arrivati a Pompei, raccontano una cosa simile.

Che il luogo non è spettacolare.

Non è imponente come Lourdes.

Non è poetico come Fatima.

Ma è vero.

Di una verità semplice, fatta di ex voto appesi alle pareti laterali, di donne anziane che sgranano il rosario piangendo, di giovani coppie che arrivano con un bambino in braccio per presentarlo alla Madonna.

È la Chiesa del popolo.

Quella che Bartolo Longo sognava.

E quella che la Madonna ha scelto.

Pompei nel cammino di fede tra Napoli e il Vesuvio

Quella promessa fatta a un sacerdote satanista, nel 1872, non si è mai spenta.

Ancora oggi si compie davanti al quadro della Madonna del Rosario.

Ogni giorno.

Per chi arriva lì con fede.

E il modo migliore per raggiungere Pompei non è arrivarci da soli, in fretta, di passaggio.

È farlo come parte di un cammino più ampio, che tiene insieme Napoli e Pompei.

Perché le due città, spiritualmente, non si separano.

A Napoli c'è la terra dei santi: San Gennaro al Duomo, Giuseppe Moscati al Gesù Nuovo, Don Dolindo Ruotolo nella chiesa di San Giuseppe dei Vecchi, Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe nei Quartieri Spagnoli.

E poi, a mezz'ora di treno, Pompei, con la Madonna che ascolta l'impossibile.

Un pellegrinaggio ben fatto tiene insieme le due città.

Napoli come terra incarnata, dove i santi hanno camminato tra la gente.

Pompei come luogo del compimento, dove Maria continua a ricevere le grazie di chi crede.

Se senti che questo cammino può essere il tuo, puoi scoprire i nostri pellegrinaggi a Napoli e Pompei.

Tre giorni tra i vicoli della città e la piana del Vesuvio.

Con una guida che accompagna, una Messa celebrata nei luoghi della fede, e tempo dedicato alla Supplica davanti al quadro della Madonna.

Come desiderava Bartolo Longo.

Come desiderava Lei.

Come desidera, forse, anche il tuo cuore.

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