
Ti faccio una domanda.
Rispondi di getto.
Immacolata Concezione: di chi parla?
Nove su dieci mi rispondono: di Gesù.
Concepito da Maria vergine, per opera dello Spirito Santo.
Sbagliato.
Quella è un'altra cosa.
L'Immacolata Concezione non parla di Gesù: parla di lei.
Di come è stata concepita lei, nel grembo di sua madre.
Ma tranquillo, non ti devi vergognare: il primo a non capirci niente fu un parroco.
Il parroco di Lourdes.
Nel 1858.
Andiamo con ordine.
Detto difficile: "la Beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, [...] fu preservata immune da ogni macchia di peccato originale".
Pio IX, 8 dicembre 1854.
Detto come si dice in casa: la Madonna la macchia non l'ha mai avuta.
Quella che abbiamo tutti.
Ce la portiamo addosso da quando nasciamo, prima ancora di fare qualcosa — il peccato originale — e ce la lava il Battesimo.
Lei no.
Pulita da subito.
Dal primo istante, nel grembo di sant'Anna.
Neanche un secondo con la macchia addosso.
E attenzione: anche lei è stata salvata da suo Figlio, come noi.
Solo che noi Gesù ci lava dopo.
Lei l'ha tenuta pulita prima.
In anticipo.
Perché quella doveva essere la casa dove Dio veniva ad abitare, e la casa Dio se l'è preparata pulita.
Tutto qui.
Il Papa lo scrisse in latino, a Roma.
Parole da teologi.
Quattro anni dopo, in un paesino dei Pirenei, quelle parole non le conosceva nessuno.
Nessuno tranne una.
Bernadette Soubirous.
Quattordici anni.
Il papà, mugnaio, ha perso il mulino.
La famiglia vive nel cachot, una vecchia cella di prigione: una stanza umida, in sei.
Bernadette ha l'asma.
Non sa leggere, non sa scrivere.
Il francese lo capisce a stento: parla il dialetto.
E a quattordici anni non ha ancora fatto la Prima Comunione, perché il catechismo non le entra in testa.
Questa è la ragazzina che l'11 febbraio 1858 va a raccogliere legna a Massabielle — un buco tra le rocce dove il paese portava i maiali.
E vede una Signora.
Non sa chi sia.
Non dice "la Madonna".
La chiama Aquerò: "quella lì".
Piccola come lei, vestita di bianco, una fascia azzurra, una rosa gialla su ogni piede, un rosario tra le mani.
E una cosa la colpisce più di tutte: la Signora le dà del voi.
Una Signora che dà del voi a una poveretta in zoccoli.
Bernadette non se lo dimenticherà mai.
Il parroco di Lourdes, l'abbé Peyramale, non ci crede.
È un uomo tutto d'un pezzo, uno che non si fa incantare.
Dà a Bernadette un compito: "Chiedile come si chiama. E già che c'è, faccia fiorire il roseto della Grotta."
Bernadette chiede.
La Signora sorride e basta.
Per settimane, così.
Poi arriva il 25 marzo.
Festa dell'Annunciazione: il giorno in cui, duemila anni prima, un angelo era andato a dire a Maria che sarebbe diventata la Madre di Dio.
Bernadette chiede. Sorriso.
Chiede ancora. Sorriso.
La terza volta. Sorriso.
Alla quarta, la Signora apre le braccia verso terra, poi giunge le mani, alza gli occhi al cielo e dice, in dialetto:
Que soy era Immaculada Councepciou.
Io sono l'Immacolata Concezione.
Bernadette non capisce.
Non una parola.
E allora fa la cosa più semplice del mondo: se le ripete.
Tutta la strada dalla Grotta alla canonica, Que soy era Immaculada Councepciou, Que soy era Immaculada Councepciou, come si ripete un numero di telefono per non perderlo.
Entra dal parroco e glielo scarica addosso tutto d'un fiato.
Peyramale sbianca.
"Una donna non può chiamarsi così. Lo sai cosa vuol dire?"
"No."
Ed è quel no che lo fa crollare.
Perché quello era il nome esatto del dogma di Roma, fresco di quattro anni.
Una ragazzina che non riusciva a imparare il catechismo non poteva averlo inventato.
Non poteva nemmeno averlo capito.
E nota una cosa.
La Signora non ha detto "sono Maria".
Non ha detto "sono senza peccato".
Ha detto il nome, preciso, che Roma aveva scritto quattro anni prima.
Come per dire: sì, avete capito bene.
Il Papa scrive il dogma in latino.
Lei ci mette la firma in dialetto.
Adesso vieni con me.
Alza gli occhi alla nicchia.
Sotto la statua c'è una scritta.
Non in latino, non in francese, non in italiano.
In dialetto:
Que soy era Immaculada Councepciou.
Le stesse parole, nello stesso punto.
Le leggi tu, oggi, dove le ha sentite lei.
(La statua, tra l'altro, a Bernadette non piaceva.
Troppo alta, troppo vecchia.
"Non è lei."
Diceva che la Signora era così bella che, vista una volta, avresti voluto morire per rivederla.
Nessuno scultore ci è mai andato vicino.)
E poi guarda l'acqua.
Il 25 febbraio la Signora le aveva detto: "Va' a bere alla fonte e lavati."
Ma la fonte non c'era.
Bernadette scavò nel fango con le mani, bevve acqua sporca, si sporcò la faccia.
La gente rideva: è impazzita.
Il giorno dopo, da quel buco, usciva acqua limpida.
Esce ancora.
Fango, maiali, un buco tra le rocce — e in mezzo, un'acqua che non si sporca.
Se vuoi capire l'Immacolata senza aprire un libro, è tutta lì.
In mezzo a un mondo di fango, una creatura che la macchia non l'ha mai presa.
E da lì, ancora oggi, esce acqua che lava gli altri.
Per questo a Lourdes ci si lava.
Non è folclore: è il dogma, fatto con le mani.
L'8 dicembre 1933, festa dell'Immacolata, la Chiesa ha fatto santa Bernadette.
Nel giorno del nome che non capiva.
Immacolata Concezione non è una parola difficile.
È un nome.
E lei l'ha detto a una ragazzina che non sapeva il catechismo, non ai professori.
Perché arrivasse anche a te.
Vuoi sentire quel nome lì dove l'ha detto?
Nei nostri pellegrinaggi a Lourdes ti accompagna una guida che ti racconta Bernadette davanti alla nicchia, non su un libro.
E poi si fa da parte, e ti lascia il tempo di stare lì.