Cascia è un piccolo borgo dell'Umbria, nella Valnerina, custode del santuario di Santa Rita. Rita nacque qui intorno al 1381, nel villaggio di Roccaporena, a pochi chilometri dal centro storico. Fu sposa in un matrimonio difficile, madre di due figli, poi vedova. Dopo la morte violenta del marito perdonò gli assassini, chiese a Dio di non far ereditare ai figli il desiderio di vendetta, e quando anch'essi morirono entrò nel monastero agostiniano di Cascia. Vi visse quarant'anni, in preghiera e penitenza. Nel 1432, davanti al crocifisso della chiesa del monastero, chiese di condividere le sofferenze di Cristo: una spina si staccò dalla corona del Salvatore e le si conficcò nella fronte. La ferita rimase aperta per quindici anni, fino alla sua morte nel 1457. Papa Leone XIII la proclamò santa il 24 maggio 1900. Oggi il suo corpo incorrotto riposa nell'urna della Basilica, meta ogni anno di milioni di pellegrini da tutta Italia e dal mondo. Per questo è venerata come la santa dei casi impossibili: perché ha attraversato tutto ciò che può spezzare una vita — e ne è uscita in piedi.

In questa sezione raccogliamo le storie di chi è stato a Cascia: pellegrini arrivati con cause "impossibili" — malattie gravi, figli lontani, matrimoni spenti, perdoni che sembravano impraticabili — e tornati a casa diversi. Racconti di persone come Paolo, guarito da una malattia che i medici non spiegano; Maria, madre che ha ritrovato il rapporto con il figlio Luca; Marco e Anna, coppia che davanti a Santa Rita ha ricominciato a parlarsi. Storie di pellegrinaggi tra la Basilica, il monastero, il Roseto e lo Scoglio della Preghiera a Roccaporena, dove la santa saliva da bambina a parlare con Dio. Santa Rita non promette miracoli: apre strade dove sembrava non essercene più.


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